sg_12_09
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Ho ricevuto in dono il libro "La fortuna non esiste", che racconta come una serie di persone siano riuscite a rivivere, di come abbiano trovato uno spirito nuovo dopo aver toccato il fondo. Se l'avesse scritto un napoletano probabilmente si sarebbe chiamato "aiutati che Dio t'aiuta", tanto il senso è quello. Durante la crisi economica negli USA i personaggi, che avevano perso il lavoro ed ogni tipo di avere, non hanno rinunciato alla loro dignità di persona e non hanno smesso sfruttare le occasioni che la vita offriva in quel momento. C'è stato chi, logorato dal mondo arrivista della finanza, ha scoperto che è possibile fare del bene mentre si svolge il proprio lavoro, e c'è chi si è inventato una nuova vita lontano dai lussi e dagli eccessi con cui il progresso ci stuzzica. Certo, questi personaggi sono un'isola felice, tant'è che se dovessi immaginare un libro del genere scritto dai cassaintegrati italiani mi risulterebbe difficile, non fosse altro che per la numerosità del gruppo.
Insomma: "aiutati che Dio t'aiuta". Ognuno questo proverbio l'ha pronunciato o se l'è sentito dire almeno una volta. Così come a tutti è capitato nella vita di sentirsi in un vicolo cieco, di sentire sulle spalle un fardello troppo pesante. L'errore che spezza le gambe è quello di abbattersi, autocommiserarsi e finire per passare il tempo piangendosi addosso. Meglio invece darsi da fare, cercando principalmente di restare lucidi per analizzare la situazione e percorrere quella che con freddezza ci sembra la strada più attuabile. Uno di questi personaggi, ad esempio, persa la casa, ha ricevuto un vecchio camper inutilizzato e ne ha fatto la sua dimora.
Ho degli amici aquilani che un anno fa furono svegliati dal terremoto che gli distrusse le case: si ritengono (giustamente) fortunati perchè centinaia di persone sono state sopraffatte e non hanno visto la luce del sole di quel 6 aprile. Due di questi amici si sono sposati due mesi dopo, anche grazie a chi gli diceva di non mollare, che la vita deve andare avanti nonostante tutto. Il matrimonio fu caratterizzato da una fortissima partecipazione emotiva e fu celebrato fuori dalla parrocchia duramente lesionata. Ad un anno di distanza il pancione della futura mamma è stato il dono celeste a questa unione.
Anche quando le cose sembrano andare storte, se guardiamo bene c'è sempre un modo per uscirne e quando analizziamo tutto a mente fredda riusciamo sicuramente a scorgere un aiuto venuto dall'alto, l'aiuto di Dio a chi "si aiuta".