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Il papà di Mathis si è trovato costretto ad assentarsi dal lavoro per stare vicino al suo piccolo, che si stava spegnendo. Sulla spinta dei suoi colleghi, la società in cui lavora ha introdotto una iniziativa in favore dei propri dipendenti bisognosi di tempo da dedicare ad una emergenza così travolgente. Oggi, “Mathis” è il nome della legge francese che permette ai dipendenti di donare permessi retribuiti a un collega bisognoso di assistere un figlio gravemente malato. 

In breve tempo, la legge Mathis è diventata, a ragione, un simbolo della solidarietà europea. Anche in Italia, anticipando un emendamento al ddl delega sul lavoro (Jobs Act), alcune aziende si sono spinte in questa direzione di welfare solidale, cercando di andare incontro alle esigenze dei dipendenti che affrontano una così seria difficoltà.

Nella società in cui lavoro, invocata da tanti colleghi, è nata la “Banca del Tempo”, iniziativa sottoscritta come accordo tra Azienda e RSU.

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litigioconigliIl signor Bigio ed il signor Bruno sono due conigli vicini di tana. Un giorno cominciano a discutere fino ad azzuffarsi. Mentre se le stanno suonando a vicenda arriva una volpe e capiscono che unendo le forze e scavando insieme una galleria possono salvare la pelle. Questa collaborazione li porta a riscoprire, rinnovare e rafforzare la loro amicizia.
Gabriele è nel pieno del suo sviluppo caratteriale e la novità degli ultimi giorni è che, quando qualcosa non gli va bene, si dichiara arrabbiato, fa qualche pernacchia o tira qualche schiaffetto e va a rintanarsi sul letto nella sua cameretta. In genere finisce che con un pò di inventiva riesco a distrarlo dal motivo dell'arrabbiatura o ad offrirgli qualche spunto interessante per abbandonare lo stato colleroso.

L'altro giorno era arrabbiato con me (tsè).

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fdp2015Essere papà è avere sempre una soluzione, un fazzolettino pronto per asciugare le lacrime, una spalla su cui poggiare la testa quando arriva il sonno, un libro da leggere la sera prima di addormentarsi.

Essere papà è rispondere alla miriade di "perchè?" senza sbagliare nemmeno una risposta, giocare con le costruzioni come un coetaneo, correre dietro la bici per fare a gara a chi arriva prima (ed arrivare secondo).

Essere papà è ridere fuori quando si piange dentro, essere forti quando ci si sente deboli, lucidi quando si crolla dalla stanchezza.

Essere papà è dare l'esempio, il boccone caldo al punto giusto ed indovinare il giocattolo desiderato.

Essere papà è tornare a casa dal lavoro e sedersi a terra a giocare con il trenino, imbrattare la cucina per fare i biscotti, apparecchiare insieme la tavola per la cena.

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cicogna8 gennaio. E' arrivata l'ora di uscire, si è rotto il sacco amniotico. Gabriele sa che nel pancione di mamma c'è Giovanni Paolo, lo ha accarezzato, baciato (e anche picchiato) in questi mesi di gravidanza. Ora bisogna dirgli che il fratellino che gli abbiamo sempre lasciato immaginare tra poco avrà una forma, un volto ed una voce. Gli spieghiamo che mamma deve andare dal dottore delle pance perchè GioGio vuole finalmente uscire per farsi abbracciare. Prendiamo la borsa ed andiamo in ospedale, consci che lui non abbia capito molto di quello che sta succedendo.

Alle 19.55 GioGio il capellone viene fuori.

Quando torno a casa Apu è sveglio e gli dico che il fratellino è uscito e non vede l'ora di conoscerlo, che la mamma ora deve stare un pò dal dottore delle pance e che presto torneranno a casa tutti e due. Nessun problema, ma quando ci mettiamo a letto, lui mi dice che rivuole la sua mamma con il pancione ed il fratellino ancora nel pancione. Riesco a gestire la situazione spiegandogli che ormai il fratellino non può più ritornare dentro, ma che la mamma senza pancione è meglio perchè potrà muoversi meglio e prenderlo in braccio. Si tranquillizza e si addormenta con me nel lettone. Stessa storia anche nei due giorni seguenti.

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nonpubblicoHo letto qualche giorno fa un articolo di una blogger che, pur dichiarando di non voler giudicare chi decide di non pubblicare online le foto dei propri figli, sciorinava un elenco di motivi per cui è sbagliato, anacronistico e da paranoici pensarla così. I commenti all'articolo si dividevano tra chi in lei vedeva una profetessa e chi, invece, le dava della sciagurata a mettere le foto dei propri figli a disposizione dei pedofili e dei loro pensieri deviati. Quello che è emerge, a leggere tanto il post quanto i commenti, è una cultura molto approssimativa riguardo al trattamento dei contenuti online.

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CopertinaCheRabbiaDi nuovo qui a lodare un'iniziativa dell'asilo di Gabriele, nemmeno se mi riconoscessero una provvigione o uno sconto sulla retta. Hanno lasciato per un pò di tempo delle scatoline con dei biglietti, su ciascuno dei quali era indicato il nome di un libro. I genitori che volevano partecipare all'iniziativa potevano estrarre un biglietto a caso e regalare all'asilo il libro corrispondente al bigliettino estratto. Considerato che con impegno, dedizione e passione Gabriele passa più tempo ad ascoltare e leggere storie con noi che a guardare passivamente la TV, abbiamo subito apprezzato l'iniziativa, aderito e portato il nostro bel libricino.

Ora, ogni venerdì, viene poggiato ad altezza di bimbo un espositore con tutti i libri donati in modo che loro possano sceglierne uno e portarlo a casa per il fine settimana e riconsegnarlo il lunedì. Qualche venerdì fa Gabriele ha scelto "Che rabbia!" di Mireille D'Allancé, ed. Babalibri, ed io immaginavo fosse perchè attratto dalla coeprtina rossa. Arrivati a casa ci mettiamo vicini e prendo il libro nuovo per iniziare il racconto, quello di un bimbo nervoso per la brutta giornata e per la cena che non gli piace. Sulla prima pagina c'è il protagonista, Roberto, che torna a casa nervoso -appunto- perchè ha trascorso una bruttissima giornata.

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FestaDelPapa19 Marzo, festa del Papà. All'asilo nido di Gabriele hanno organizzato un'attività coinvolgendo i papà ed i bambini. Mi sono reso conto, mentre aspettavo di entrare in compagnia degli altri papà, che questa situazione io l'ho sempre sognata, sempre desiderata e, quasi come in un deja-vù, la stavo anche vivendo. Indossati i copriscarpe, dopo qualche minuto ci invitano ad entrare nel regno di questa banda di bimbi tanto scalmanati a casa quanto rigorosi e precisi al nido. Entrati nella sala i bimbi erano già seduti ai tavoli occupando i loro posti soliti. Ho cercato subito con lo sguardo il mio piccolo ed era al tavolo sulla sinistra. Anche lui guardava con distrazione i due papà che sono entrati prima di me, ma quando i nostri sguardi si sono incrociati entrambi abbiamo sgranato gli occhi.

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La mattina inizia sempre (troppo) presto. La mamma è la prima a lasciare il letto per mettere in moto la giornata, poi seguo a ruota io ed in ultimo quel dormiglione di Apu. Lo portiamo anche dal lettino al lettone nella speranza che si svegli ed invece questo passaggio gli agevola la comodità e riprende a ronfare. Spesso finisce per essere vestito nel sonno, poi comincia a carburare lentamente e spesso finisce con la promessa di dargli il ciucciotto in macchina nel viaggo (perchè 30-40 minuti sono un viaggio) verso nido e ufficio.

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RagazzaIeri sera, senza audio perché Gabriele già dormiva, ho visto un video condiviso da alcuni amici su Facebook. Era una lite fuori scuola tra ragazze di 16 anni, anche se più propriamente si trattava di un’aggressione premeditata. Ne sono rimasto angosciato non per il diretto motivo dell’aggressione, e forse nemmeno per la barbarie con cui una si accanisce sull’altra (inerme) con un fare animalesco che di femminile non ha decisamente nulla. L’angoscia è nata per l’imbarbarimento di quelle decine di ragazzi, alle soglie della maggiore età, che di fronte ad una scena del genere non trovano niente di meglio da fare che incitare a picchiare e spintonarsi per accaparrarsi l’angolo migliore dal quale riprendere la scena con il loro smartphone.

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Quando ho iniziato a scrivere questo articolo volevo fare solo qualche cenno alla "work addiction" ed a come questa spirale di dipendenza crei delle false aspettative che finiscano per rovinare la vita familiare, le nostre amicizie e noi stessi. Documentandomi ho trovato delle fonti molto dettagliate e ne è nato un post un pò filosofico ed un pò moralista, ma che secondo me può diventare uno spunto di riflessione per chi vede sempre negli altri la fonte dei propri problemi senza rendersi conto che spesso il proprio malessere è figlio anche, e soprattutto, del proprio comportamento.

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