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Solstizio"Questo telegiornale andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali". Ho pensato al telegiornale satirico di Daniele Luttazzi quando la coordinatrice dell'asilo nido di Gabriele, nell'incontro precognitivo con i genitori, ha spiegato che da quest'anno hanno deciso di staccare il programma educativo dalle feste religiose. Avendo avuto in passato bambini che professavano altri credo religiosi e per non creare disparità, non festeggeranno le feste religiose ma i solstizi. La mente è andata dritta al Natale di quando ero bambino, all'atmosfera che si respirava a scuola vedendola tutta addobbata con i festoni, ai lavoretti, alle poesie recitate in piedi sulla sedia, all'albero, agli auguri ed allo scambio di regali con gli altri bambini.

Tutto questo vanificato con tre parole ed in nome di una apertura mentale che sa di sconfitta del buonsenso. Nel frattempo, mentre gli altri incassavano il colpo senza batter ciglio, la mamma di fianco a me esultava come Fabio Grosso dopo aver segnato il rigore decisivo contro la Francia nella finale della Coppa del Mondo di Germania 2006 e ripeteva sottovoce "gli atei, gli atei". Non sono mai stato un estremista religioso, ho sempre vissuto il mio essere cristiano in maniera pacifica, senza ostentazione e senza puntare il dito contro chi la pensava diversamente ma, anzi, ascoltando chi la fede la vive in maniera diversa dalla mia con pieno diritto. Semmai dovessero leggere questo post, i miei amici atei, evangelici, ebrei e via discorrendo, non potranno che annuire.
In quell'occasione mi sono sentito parte di una maggioranza discriminata. Discriminata da chi per ostentazione di anticonformismo ci tiene ad emergere dal gruppo ed imporre le sue scelte agli altri. Un bambino di 1, 2 o 3 anni non ha idea del significato che noi adulti attribuiamo ad un foglio di carta colorato, ad una forma di pasta modellante, ad una pallina appesa ad un albero. Come sempre siamo noi adulti a voler imporre il nostro pensiero ai nostri figli, credendo di avere il diritto di scegliere per loro. Avrei preferito, in nome di quel pluralismo religioso che la globalizzazione delle razze ha portato, che avessero proposto di dare risalto anche alle festività di altre religioni. Non mi piace Halloween, è una festa pagana che non appartiene alla nostra tradizione, importata da altre culture con un vuoto di significato apposta per essere riempito dai produttori di gadget, ma avrei preferito di gran lunga che i bambini avessero potuto vivere entrambi piuttosto che nessuno dei due. In attesa di poter scegliere da solo, avrei preferito che mio figlio accendesse la zucca ed il presepe piuttosto che nessuno dei due.
Non sarà un problema, vorrà dire che quando sarà il momento, nei pomeriggi che trascorrerà insieme con me ed alla mamma, Gabriele imparerà a modellare la pasta, ad usare i colori e recitare qualche verso e gli spiegheremo in autonomia perchè le città sono tutte addobbate con le lucine e le vetrine sono piene di festoni rossi. Immagino però il disagio della mamma atea a dover spiegare al figlio che non si va all'asilo perchè è una festa religiosa e che le città sono addobbate a festa per le stupide convinzioni di una maggioranza di persone che dopo duemila anni ancora crede in Dio.

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