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GongoloEra un giorno d’estate quando Gongolo, il nano allegro e sempre felice, decise di dare una festa nella sua casetta al mare. Affinchè riuscisse al meglio e per avere come invitate solo ragazze aggraziate in giro per il suo curatissimo giardino, si rivolse al suo amico principe azzurro che gli procurò delle bellezze da favola. Alla festa c’erano Biancaneve e la sua fatina che facevano la doccia insieme, la bella addormentata, Puffetta, la fatina di Pinocchio in topless e perfino la piccola fiammiferaia di Casoria con la sua amica Gretel (Hansel non era stato invitato). C’era anche Pollicino che, gironzolando tutto nudo, seguiva le briciole di pane lasciate in giro da Gongolo e dai suoi amici.

La festa andò avanti per sette giorni e sette notti per sette settimane. Nel frattempo il padrone di casa, Gongolo, prometteva carrozze con motori ecologici a Biancaneve e regalava cuscini di piume alla bella addormentata. Finì per notare Puffetta, che in realtà non era lì per caso…
Il pricipe azzurro, infatti, l’aveva spinta alla festa di Gongolo con la promessa che questi, da buon spaccalegna, le avrebbe rimesso a posto la sua malandata casetta oltre a regalarle tante belle monete d’oro. Puffetta però era dispiaciuta perchè, anche se era stata dolce e gentile con Gongolo (che si era anche appuntato il suo nome), ne aveva ottenuto in cambio solo qualche moneta d’argento, una farfallina ed una tartarughina, ovvero gli animaletti da lui preferiti. Era perfino rimasta nella sua casetta per tre notti senza mai chiudere occhio ascoltando ininterrottamente le storie di come egli fosse partito con una misera limetta da unghie per fare il tagliaboschi e di come ora fosse diventato il più bravo dei sette e riuscisse a radere al suolo una foresta amazzonica in soli sette secondi.
Il rammarico di Puffetta aumentava giorno dopo giorno, così come peggiorava lo stato della sua già malandata casetta. Non si risparmiava, però, anzi, faceva ulteriori tentativi per ottenere la tanto desiderata ristrutturazione. Pur di ottenere il suo scopo, infatti, aveva accettato di sottoporsi ad incontri scabrosi durante i quali lui le dispensava anche consigli su come praticare l’autoerotismo. Lei arrivò anche a confidargli che, da quando aveva lasciato Forzuto, e fino ad incontrare lui nel bel lettone con le tende di Gargamella, nessun uomo le aveva dato tanta soddisfazione. Era cosciente di mentire a sè stessa, ma ormai era disposta a tutto pur di far piacere a Gongolo ed ottenerne in cambio il servigio bramato.
A lui piaceva anche tanto raccontare le barzellette ed ascoltare musica. In particolare amava tanto ascoltare la canzone che il pianista sull’oceano, con cui spesso si intratteneva ad intonare canzoncine, gli aveva dedicato e che nel ritornello diceva “meno male che Gongolo c’è…”.
Un giorno, durante un concertino con il pianista nella piazza di Collodi, conobbe un suo fan di nome Pinocchio, e subito ne ammirò le qualità. Tentò per il resto dei suoi giorni di imitarne le caratteristiche fisiche e si sforzò per anni ed anni a raccontare frottole a tutti quelli che incontrava ma non gli cresceva mai nulla.
I giorni passavano e Gongolo proseguiva i suoi allenamenti. Era ormai arrivato al punto che nemmeno gli altri sei nani riuscivano più a capire quando si esercitava o quando diceva sul serio le cose.
Fu così che, stanchi di tutte le balle che raccontava, tutti gli altri puffi insieme a Gretel, a quella comunista di cappuccetto rosso con la nonna, a Cip e Ciop, alla principessa sul pisello ed a tanti tanti altri, lo accerchiarono nel bosco, lo camuffarono come il più piccolo dei tre porcellini e lo rinchiusero nella gabbia del lupo cattivo.

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